Ancora su Brexit (1)

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Ancora su Brexit (1)

Si sta svolgendo una grande battaglia mediatica sul referendum britannico. Per ora sembra che siano leggermente in vantaggio (IL 47% contro il 40%) quelli che vogliono che la Gran Bretagna resti nell'Unione Europea (UE), rispetto a chi vuole uscirne (Brexit, appunto).

Si sono schierati contro l'uscita la Banca Centrale ed il Tesoro. Quest'ultimo ha stimato una minor crescita (rispetto a quella che si sarebbe avuta rimanendo nell'UE) del PIL pari a quasi il 4% in due anni a partire dall'inizio delle trattative per l'uscita, e una caduta del prezzo delle abitazioni pari al 10%, oltre a una perdita di mezzo milione di posti di lavoro. Nel caso in cui le cose prendessero la piega peggiore, lo scenario estremo, la caduta del PIL sarebbe intorno al 6% (sempre rispetto a quella che si sarebbe avuta rimanendo nell'UE), e quella del prezzo delle abitazioni di quasi 20%. L'impatto sull'industria finanziaria, un settore di particolare importanza nell'economia britannica, sarebbe molto forte, anche perché molte delle agevolazioni che si hanno oggi ad operare da Londra verso il Continente verrebbero meno. Qui trovate le stime del Tesoro.

E siamo daccapo. Perché si ha chi è a favore dell'uscita? Cercando delle motivazioni razionali e non delle scommesse (del tipo: la Gran Bretagna torna libera di muoversi e quindi di crescere senza il cappio della burocrazia di Bruxelles), non se ne trovano facilmente. Manca un mese al Referendum.

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