Dal 2009
Completamente indipendenti

Quali strumenti usi per le tue scelte patrimoniali?

Un nuovo modo di fare Consulenza Finanziaria

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Una nuova esperienza

Gestiamo patrimoni. Non solo denaro, ma scelte, obiettivi, ragionamenti. Tutto quello che ha implicazioni con i propri averi. Il patrimonio  è il mezzo con cui realizzare sogni, aspettative, desideri. Rendiamo semplici argomenti complessi, affinché le scelte siano consapevoli. Questo è il nostro mestiere.

Cosa facciamo

UNICI

Non vendiamo fondi d’investimento  o SICAV, come la maggior parte delle Banche o delle reti in Italia che collocano prodotti standardizzati.

In SCM, il primo passo è la comprensione dei tuoi obiettivi e soltanto dopo ci preoccupiamo dell’economia, dei mercati, degli strumenti. Non usiamo strumenti incomprensibili o poco trasparenti, ma solo servizi comprensibili.

La trasparenza è il primo dei nostri valori, in modo che tu sappia sempre cosa hai acquistato e quanto lo hai pagato. Per noi è il cliente il centro di ogni scelta.

Trasparenti

I nostri clienti sanno esattamente quanto pagano il nostro servizio. Non ci sono “rebates” che sono provvigioni pagate dalle società prodotto. Il nostro unico committente è il cliente.

I numeri del 2021

I risultati del primo semestre 2021. Da Milano Finanza del 24 luglio 2021.

Spicca la linea PIR, con un rendimento del 18,56%, ma tutte le linee sono in territorio positivo, nonostante l’attuale livello dei tassi.

Era il 1999 e i fratelli (poi divenute sorelle) Wachowski ci regalarono un vero e proprio cult: “The Matrix”. Un film visionario sull’integrazione fra l’uomo e le macchine, per certi versi sconvolgente. La svolta, nel film, è quando Morpheus chiede a Neo, il protagonista, se vuole davvero vedere la realtà e comprendere che il mondo che lui conosce è virtuale. Neo decide di affrontare un passaggio difficile, senza ritorno. E sceglie la pillola rossa, quella della verità.

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I nostri podcast

Prendi i soldi e scappa: tutto quello che il cinema ci ha insegnato sulla finanza

Ebenezer Scrooge è probabilmente il personaggio più celebre di Dickens. Avaro senza confini, arcigno e piuttosto brutto, nella notte di Natale viene visitato da tre fantasmi, che gli mostrano la sua vita, attraverso tre episodi: il Natale passato, quello presente e il Natale futuro.

Scrooge ha un’ opportunità unica: quella di vedere come sarà il suo funerale. Una visione terribile, che lo sconvolge. In quel momento, ha una folgorazione perchè comprende che quella che sta vivendo non è la vita che vorrebbe e la mattina dopo, diventa generoso.

Dickens l’aveva pensato per descrivere la classe abbiente inglese, avara e poco sensibile alle difficoltà finanziarie delle classi più povere, ma il racconto ha superato le volontà dell’autore ed è diventata l’icona della redenzione. E’ l’opera più trasposta sugli schermi di ogni tempo ed è pressoché conosciuta universalmente.

Scrooge non ha chiare le conseguenze di lungo termine dei suoi comportamenti. E noi l’abbiamo?

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Stanley Kubrick ha diretto “Barry Lyndon”, un film che ci narra come la rendita era la vera ricchezza di un tempo. Il capitale era una dimensione finita, la rendita non aveva un tempo determinato, era per la vita.

Barry Lyndon è un capolavoro, girato solo con luce naturale, perchè Kubrick non voleva luci artificiali che avrebbero potuto alterare gli ambienti, che sono stati dedotti dai quadri del tempo.

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“Wall Street” è il capostipite del genere “Finanza” al cinema. Prima di questo film, la finanza non era un argomento. Il regista, Oliver Stone, era figlio di un broker e prima di altri, ha capito che la finanza stava diventando una componente essenziale delle nostre vite.

La “Reganomics” aveva innescato una robusta crescita delle Borse e gli investitori si erano lanciati ad investire sul mercato azionario. Al culmine di questa crescita, nel 1987, esce “Wall Street” e riscuote un successo strepitoso, al punto che Gordon Gekko, il protagonista interpretato da Michael Douglas, è diventato sinonimo dello speculatore senza scrupoli. Il buon Douglas, fino a quel momento il figlio di Kirk, vince l’Oscar e si affranca da un’eredità pesante.

Ma cosa ci ha insegnato questo film?

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“Il Padrino” è annoverato fra i dieci migliori film di tutti i tempi. Diretto da Coppola, è un affresco sull’immigrazione italiana negli USA e sulle difficoltà di integrazione che noi abbiamo avuto all’inizio del secolo negli States.

E’ anche la storia, drammatica, di una famiglia che, morto il capostipite, non riesce a trovare i giusti equilibri e si sfalda, vanificando tutti gli sforzi del Padrino che era emigrato con la speranza, vana, del riscatto sociale.

Capolavoro assoluto, tratto dal libro di Mario Puzo e con colonna sonora di Nino Rota, il film si appoggia su un cast strepitoso: Marlon Brando, Al Pacino, John Cazale, James Caan e Robert Duvall. Nella seconda parte, a tanta abbondanza, si aggiungerà Robert De Niro, nella parte del Padrino da giovane.

Cosa ci insegna il film? Le successioni e la continuità aziendale, sono temi molto complessi…

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“L’attimo fuggente” è il film che consacra il compianto Robin Williams e che si insinua in argomenti di grande profondità. E’ un inno all’arte, alla poesia e alla letteratura come strumenti evolutivi, come elementi per la scoperta di sé stessi. Ambientato all’inizio degli anni ’60 in un college inglese, quindi ben prima del’68, è un affresco della lotta fra l’innovazione e la tradizione che tende a proteggersi dalla minaccia del cambiamento.

Alla fine, il professor Keating, minaccia del pensiero reazionario, è costretto a lasciare l’istituto, ma la scena finale conforta l’animo: gli allievi ormai sono intrisi dalla voglia di vivere in un modo diverso dal modello rigido che l’istituto impone loro.

Il film ci insegna che l’istruzione, la convivialità e la collaborazione sono ingredienti fondamentali per la formazione del carattere ed è inevitabile sognare di poter mandare un figlio a studiare in uno di questi templi dell’istruzione.

Ma ci abbiamo mai pensato seriamente?

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“The Wolf of Wall Street” per quanto incredibile e grottesco, non è il parto della fantasia di Scorsese, bensì la biografia di Jordan Belfort, un trader assurto a milionario senza avere la testa per esserlo. Così il film è la storia vera di un uomo che, pur avendo tutto, voleva altro, forse senza neanche sapere esattamente cosa.

Jordan aveva tutto, ma non lo sapeva. Un giorno è stato arrestato e ha perso tutto. Il suo successo, come ci dice lui stesso, era vendere sogni, illusioni a creduloni a cui dava una speranza. E quando li vediamo nel film, non possiamo che compatirli.

Ma siamo sicuri di non essere anche noi dei sognatori inguaribili che credono, come Pinocchio, che i nostri investimenti ci remunereranno?

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“Una poltrona per due” è ormai, in Italia, il film natalizio per eccellenza. Figlio del “Pigmalione” di George Bernard Shaw e  fratello minore di “My Fair Lady”, è un film molto divertente con Eddie Murphy, Dan Aykroyd e Jamie Lee Curtis che, in contrasto con il resto del film, ci regala uno fra i migliori seni nudi del cinema.

E’ un film imperniato sul brokeraggio di commodities e ci guida verso temi ostici, senza farci sentire il peso dell’ignoranza. Così si scopre che il succo arancia viene “tradato” o scambiato come le azioni e che l’abbondanza o la scarsità determineranno il prezzo. E il film ci regala uno scorcio della borsa alle grida, un’immagine ormai sbiadita ma affascinante di come operavano gli agenti di Borsa prima dell’avvento del digitale.

La scena finale, di una straordinaria quanto improbabile massiccia vendita allo scoperto, ci ricorda quanto sia sottile il confine che separa il lecito dalla truffa e ci ricorda che l’eccesso di confidenza è molto pericoloso.

E chi ci aiuta a stare lontani dal pericolo?

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Il 2008 è stato un anno memorabile per la storia della finanza: abbiamo imparato in pochi passaggi che una banca come Lehman Brothers può fallire. E che un fallimento di quelle dimensioni può compromettere per anni le economie di tutto il mondo.

Il cinema ha celebrato quell’anno memorabile con due capolavori:”Too big too fail” e “La grande scommessa”.

Il primo è la trasposizione del ponderoso volume di Andrew Sorkin che ha fedelmente ricostruito cosa accadde in quei giorni, attraverso circa 200 ore di interviste. Il film è un brandello di storia imperdibile. Il cast è eccezionale: James Woods, William Hurt, Paul Giamatti, Bill Pullman, Matthew Modine. Peccato che il distributore, HBO, non ne abbia fatto un dvd con la versione italiana, ma l’abbia trasmesso talvolta solo Sky.

“La grande scommessa” è un film di Adam Kay, tratto dal libro del geniale Michael Lewis, che ha fotografato un manipolo di investitori, che mentre milioni di persone perdevano abitazione e lavoro, s’arricchivano in modo assurdo.

Fantasia o realtà? Realtà romanzata è forse la lettura giusta. Sì, perchè Michael Burry, il personaggio interpretato da Christian Bale è vivo e vegeto e l’abbiamo rivisto con il caso “Gamestop”.

Il film scivola fluido su un cast infallibile: Steve Carell che recita una parte drammatica con rara bravura, Christian Bale che regge la parte di Burry con occhio di vetro e disadattato, Ryan Gosling che diventa un trader spietato e avido.

Il finale è più che amaro: acido. Dopo questa ecatombe, nulla è cambiato, gli strumenti che hanno dato vita a una crisi epocale sono sempre lì, collocati a investitori fiduciosi che arricchiscono i loro broker. Con una grande novità: hanno cambiato nome. Alla Lucio dalla, direi.

E cosa ci insegnano questi due film? Che non c’è un investimento per sempre. neanche i diamanti, tantomeno gli immobili…

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“La stangata” è un  film piuttosto datato, ma sempre attuale. Insignito di ben 7 premi Oscar, è sostenuto da due colonne del cinema: Robert Redford e Paul Newman.

La coppia aveva già interpretato “Butch Cassidy” con un eccellente riscontro da parte del pubblico, per cui non fu difficile riunirli, tenuto conto che nessuno dei due avrebbe accettato il ruolo di comprimario.

La storia è costruita con rara intelligenza, al punto che lo spettatore sino alla fine si illude di aver capito, salvo sentirsi vittima di un raggiro durante l’ultima scena. Così il pollo non è solo Doyle Lonnegan, ma anche tuttala platea.

“The sting” è un modo divertente per ricordarci che c’è sempre qualcuno pronto a guadagnare in modo veloce e che la truffa è un tema ricorrente per chi investe.

Basta pensare a Madoff o Lande, che hanno letteralmente fatto piangere moltitudini di investitori.

Siete certi di essere immuni alle tentazioni o fate parte di quelli che, inseguendo sogni di ricchezza improbabili, finiscono nella rete di chi racconta buone storie?

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“Sulle ali della libertà” è il film con cui chiudiamo questa collana perché merita il posto finale, quello che ricorderemo con più facilità. Un film apparentemente semplice, una storia.

In realtà nasconde, come il manifesto di Rita Hayworth, molto di più. Racconta di temi quali la tenacia, la costanza, la competenza, ma, soprattutto, la voglia di vivere e l’incommensurabile valore della vita, che nel carcere di Shawshank può essere barattata per poco.

Tim Robbins e Morgan Freeman sono i personaggi che danno vita a una trama scritta nientemeno che da Stephen King, con cui si confrontano senza imbarazzo. Lo schema narrativo è per pochi: come Watson e Holmes o Adso e Guglielmo da Baskerville, Red/Freeman narra ciò che non è visibile di Andy/Robbins, aiutandoci a comprendere il disagio di un uomo che deve superare una prova fra le più insopportabili:  l’ingiustizia della carcerazione, accompagnata dalla consapevolezza di essere innocente.

Alla fine, fra astuzie e ipocrisie, sotterfugi e notti passate a scavare, Andy Dufresne riprenderà la sua libertà, non prima però, di aver denunciato gli autori di innumerevoli sevizie.

Navigando in queste torbide acque, alla fine non possiamo che dedurre che la forza di Dufresne sono il tempo e la  pazienza, che retti da una visione chiara e nitida del suo fine, lo portano lontano, laddove nessuno prima era riuscito.

Buffett, una volta, ha detto: “La Borsa è un posto dove persone impazienti regalano soldi a persone pazienti”.

E’ tutto chiaro?

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Un sentito ringraziamento a Livia Caivano per la preziosissima collaborazione

PIANIFICARE CON CURA

Il miglior modo per costruire il futuro

Comprendere dove siamo diretti

Passo dopo passo, scalare le montagne

Immaginare il domani è la serenità di oggi

Da dove iniziamo?

Il Wealth Plan

IL WEALTH PLAN

Trovare la via giusta per avere un rapporto sereno con il denaro

Il Wealth Plan

OK, PREZZO E’ GIUSTO

Quanto costa investire, che prezzo hanno i servizi che ricevo? In Italia, il prezzo degli investimenti è un tema sottovalutato. I nostri sono trasparenti e, soprattutto, adeguati al risultato.

IL GRAMMELOT

Il Grammelot è uno strumento recitativo che assembla suoni, onomatopee, parole e foni privi di significato in un discorso. Assomiglia un. po’ ai discorsi di Tognazzi e ad alcuni investimenti che vengono proposti.

Privilegiamo soluzioni semplici e comprensibili.

PERFORMANCE

Amiamo la concretezza e le nostre performance lo dimostrano. La nostra storia è il nostro migliore biglietto da visita.

Il mio nome è Jordan Belfort… L’anno in cui ho compiuto ventisei anni, a capo della mia ditta di brokeraggio, ho guadagnato quarantanove milioni di dollari, il che mi ha fatto incazzare perché con altri tre arrivavo a un milione a settimana.

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Nel ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno subito due guerre mondiali e altri conflitti militari traumatici e costosi; la Depressione; una dozzina di recessioni e periodi di panico finanziario; shock petroliferi; una epidemia di influenza; e le dimissioni di un presidente caduto in disgrazia. Eppure il Dow Jones è salito da 66 a 11.497.

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QUALI SONO I TUOI SOGNI?

Inizia oggi a realizzare i tuoi sogni, i tuoi obiettivi.